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BLACK MIRROR - Quarta Stagione, Episodio 6



Black Museum


Avete presente quei film horror composti da più episodi, diretti spesso da più registi, che si giravano soprattutto tra gli anni 80 e i primi anni 90? Quelli che a momenti avevano un senso e a momenti ti davano l'impressione di essere degli sperimentali esercizi di stile o, nel peggiore dei casi, degli sperimentali aborti?
Ecco, "Black Museum" mi ha riportato un pò a quel tipo di sensazione narrativa.
E no, non è un bene.

Come non di sovente in questa stagione, iniziamo trovandoci di fronte ad un’auto in viaggio. All'interno dell'abitacolo, questa volta, c'è Nish, una giovane donna dalla fronte alta.
E' lì per fare benzina...o l'obiettivo è un altro? Chissà...

L'ambientazione è desertica e fin da principio viene fatto di tutto per farci percepire che se per caso, col passare dei minuti, assisteremo ad un personaggio che soffre particolarmente il caldo, non è di certo dovuto a strane macchinazioni ma semplicemente all'alta temperatura esterna del luogo. L'arte del depistare lo spettatore, signori.

Il primo mini-thriller si risolve: apprendiamo subito che Fronte-Alta non è lì per rifornirsi, bensì per visitare il rinomato "MUSEO NERO".
E' qui che il primo brivido di paura percorre la nostra schiena. O che il primo brivido di noia, espresso in gas, percorre le nostre natiche.
Ad accoglierla all'entrata c'è il proprietario della struttura, il peculiare Rolo Haynes, di cui notiamo immediatamente fazzoletto rosso in pendant con la cravatta. Il suo vestiario è il reale punto saliente dei primi 6 minuti. Sarà lui a farci rivivere le storie che si nascondono dietro ai macabri reperti esposti all'interno del Museo, attraverso i racconti che narrerà alla protagonista.
Da tenere a mente che ci troviamo in un futuro molto lontano, un futuro dove oramai la scienza riesce a far vivere gli uomini per 2000 anni. Curiosamente però, almeno in quest'edificio, l'affidabilità degli impianti di condizionamento è rimasta quella del 1973 e nessuno sembra farsi troppe domande.

Horror-story numero 1: c'era una volta un medico mediocre che si era offerto da cavia per testare il funzionamento di un impianto neurale (composto da parte ricevente, installata sul suo collo, e parte trasmittente, una specie di casco blu indossabile) in grado di fargli provare percezioni ed emozioni di altre persone, evitandogli però qualunque ripercussione fisica. Ad offrirgli questa succosa possibilità professionale era stato proprio Rolo Haynes, che qui vediamo nel ruolo di venditore-pubblicitario delle scoperte tecnologiche raggiunte dai ricercatori del decimo piano dell'ospedale del medico. Ruolo che Haynes manterrà anche nelle storiella successiva.
L'esperimento è un successo. L'apparecchio funziona alla grande e il medico diventa rapidamente l'uomo più richiesto dall'intero ospedale, potendo interpretare su di sé le sensazioni, e perciò i sintomi, dei pazienti malati in tempo reale.
Nel frattempo, l'impianto si rivela funzionale ad altri utilizzi: comincia ad esempio a farlo indossare alla sua donna mentre fanno sesso, al suo gatto mentre si lava i genitali e al suo criceto mentre gira la ruota. E' così che raggiunge l'utopistica vetta del doppio orgasmo.
Se non fosse che, gradualmente, la ricerca del piacere viene sostituita da quella del dolore. E non è mai abbastanza. Maggiore è la sofferenza che riescono a trasferirgli i pazienti, più cresce il livello di sofferenza necessaria a soddisfarlo. La sete di dolore lo trasforma velocemente in un drogato di assorbimenti e la cosa lo porta ad episodi imbarazzanti, nonché al licenziamento. Ora non potrà più sfruttare persone in fin di vita per i suoi porci comodi.
In compenso moriranno molti più pazienti, però chissenefotte.
Ma siccome la necessità aguzza l'ingegno, il lucido beta-tester impiega ben poco a trovare una sorgente alternativa, ovvero il dolore che estrae da se stesso, tagliandosi e bucandosi in tutto il corpo. Non in punti vitali ovviamente; è pur sempre un medico, mica un pazzo.
Proseguendo nella sua certosina opera di levigazione della pelle, di colpo si accorge che a dare qualità al suo dolore, rispetto a prima, manca all'appello un ingrediente fondamentale: gli schifosi caffè dell'ospedale. Ah no no, la paura dei pazienti. Scusatemi, ogni tanto faccio confusione con la vita reale.
Per raggiungere il Nirvana quindi, decide di fare due passi, prendere una boccata d'aria e trapanare la testa di un barbone, ottenendo un orgasmo frutto di -secondo le parole di Haynes- "una miscela esplosiva di dolore, panico, morte e puzzo di piscio". Lo ritroveranno in stato comatoso, con un'espressione beata sul volto. Pronto per esser fatto santo dalla Chiesa Cattolica.

Horror-story numero 2: c'erano una volta moglie e marito, felicemente sposati e con un figlio. Purtroppo lei viene investita da un'auto e finisce in coma. Interviene Rolo Haynes, sempre pronto ad offrire una soluzione smart ai tuoi problemi.
Rolo propone al marito di farsi trasferire nel cervello la porzione di rete cerebrale ancora attiva della moglie. In questa maniera lui ingloberà nella testa la coscienza mentale e, di conseguenza, la vocina rompipalle, della consorte.
L'uomo accetta, senza considerare alcuna possibile controindicazione. Sei un imbecille, fine della storia.

(Almeno per lei comunque, le cose andranno per il verso giusto. Diventerà la Magica Trippy.)

Horror-story numero 3: Arriviamo quindi stancamente nell'ultima ala del Museo Nero, quella in cui, quando gli affari andavano a gonfie vele, "tutti i visitatori si precipitavano subito" dice Rolo. Francamente credo che i visitatori scappassero verso quella parte del museo per stare più lontano possibile dalle sue ascelle, ma è solo un'ipotesi.

L'attrazione sembra essere nient'altro che un ologramma, nello specifico la riproduzione di un uomo in uniforme da detenuto. L'ologramma è rinchiuso in una cella (giustamente... metti che voglia scappare, le sbarre lo fermeranno) e Rolo ci racconta che si tratta di un uomo colpevole di aver ucciso un'annunciatrice del meteo. Il nome del killer era Clayton Leigh.
Partono i flashback e veniamo a sapere che Rolo aveva approfittato della detenzione di Clayton per andare a fargli visita in prigione e a proporgli, con successo, un banale scambio. L'accordo prevedeva che, se Clayton fosse stato condannato a morte, Rolo avrebbe ottenuto la possibilità di entrare in possesso del suo Io digitale e la famiglia di Clayton, in cambio, avrebbe ricevuto da lì in avanti perenne sicurezza economica, oltre ai terreni di Ostia.
Tutto va esattamente in questa maniera, poiché il detenuto finisce sulla sedia elettrica.

Rolo può così dar compimento all'idea che aveva in mente dall'inizio, cioè quella di piazzare l'ologramma di Clayton in una cella e di programmare il software che lo gestisce in modo da infliggere al criminale infiniti elettroshock.
Scopriamo anche che il limite massimo di elettricità sopportabile dal Clayton-digitale è di 15 secondi. Rolo decide che i clienti del museo, prima di masturbarsi, potranno tirare una leva che fa durare l'esecuzione fino a 10 secondi massimi. Chi contribuisce con bustarelle però, può permettersi qualche momento di intimità elettrica in più. Una volta infatti, Rolo permette a un visitatore di alzare l'asticella fino a 14 secondi, riducendo Clayton ad uno stato sostanzialmente vegetativo.
La differenza rispetto a prima non è molta a dire il vero, vista la scarsa loquacità del killer, ma ora l'ologramma sbava continuamente dal labbro inferiore e questo non è accettabile.
Non per Nish almeno, che in realtà -plot twist- è la figlia di Clayton Leigh. E' lei a raccontarci che -plot twist #2- tutto sto baccano ha causato il suicidio di sua madre e che -plot twist #3- Clayton probabilmente non era nemmeno colpevole, "così come non lo è mai stata Annamaria Franzoni" aggiunge la ragazza per rincarare la dose.

Eppure in questo museo continua a fare un caldo boia. Ciò accade perché -plot twist #84- lei ha hackerato l'impianto di condizionamento in modo da portare Rolo in fin di vita. Il sabotaggio ha l'effetto sperato e Rolo oramai ci sta per lasciare, ma la vendetta non è conclusa. Nish preleva la coscienza mentale dell'uomo (proprio com’era successo alla donna della storia nr. 2 prima di diventare Trippy) e la trasferisce nella rete cerebrale dell'ologramma di Clayton, in maniera che il cinico affarista provi le emozioni dell'elettroshock definitivo. Fronte-Alta tira la leva e, mentre Clayton viene finalmente lasciato libero di scomparire, la sensazione di dolore di Rolo viene cristallizzata in un souvenir contenente la sua faccia urlante.
Siccome i colpi di scena sono stati pochi, abbiamo tempo per il plot twist #107, in cui ci viene mostrato che ad ispirare il piano era incredibilmente stata la moglie di Clayton, il cui spirito cerebrale vive tutt'ora nel cervello di Nish.
Anzi, nella fronte di Nish, che c'è spazio.

Sapete cosa? Io avrei collegato il finale della storia 1 e quello della storia 3. Pensateci un attimo. Il medico si risveglia dal coma, torna in servizio a salvare vite (dopo esser stato assolto per l'omicidio del senzatetto, reo di averlo provocato chiedendogli degli spicci) e, per tenerlo calmo nel tempo libero, la ragazza gli regala il souvenir urlante con la faccia di Rolo, fonte di infinita paura e di infinito dolore con cui può assuefarsi per l'eternità. E magari ci si risparmiava la storia 2, che altro non è che quella di una donna divorziata che scassa le palle al marito anche a matrimonio finito.

Magica Trippy con il tuo sorriso! Piroette tu mi fai!

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