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AMERICAN CRIME STORY (L'assassinio di Gianni Versace) - Episodio 1


The Man Who Whould Be Vogue


So benissimo quel che vi è rimasto scolpito nella testa. A me non la fate.

Sono perfettamente conscio del fatto che dell'omicidio, del killer, degli aneddoti calabresi, del persistente sole e della strabordante omosessualità di Miami beach, almeno per ora, ve ne importi meno di zero.
Il punto qui è uno e uno soltanto.
Lo so io, lo sapete voi: si tratta della pronuncia di Donatella Versace, ossia di Penelope Cruz.

Che qualcuno riesca a sopportarla, posso anche crederci. Ma che dopo aver terminato la visione, quella specie di accento non si sia infilato nella vostra mente come una zanzara assertiva, questo mai.

Ora, logica suggerirebbe di andare a reperire filmati della vera Donatella Versace, per verificare come parla in realtà e quindi comparare le due parti in causa.
Facendolo, c'è un'alta probabilità che finirei per dare vita a pensieri come "Beh, ora capisco perché Penelope Cruz distorce la parlata in questo modo, ha studiato il calabrese ed effettivamente la vera Donatella blah blah blah...".
Sapete perché evito di farlo? D'accordo, un po' me lo risparmio perché il tempo ad apprezzare i contenuti prodotti negli anni da "Gemma del sud" sarebbe speso nettamente meglio.
Ma anche perché sono consapevole che la mia razionalità, facendosi meccanismo di difesa, andrebbe alla ricerca di una giustificazione nel tentativo di rendere accettabile che sia stata scelta un'attrice spagnola per interpretare, male, una calabrese. E non voglio che ciò accada, semplicemente perché tutto questo accettabile non è.

E' altrettanto vero che, nelle restanti righe, potrei evitare di continuare a parlare del nulla, quindi vediamo di addentrarci nell'episodio.

Un recensore di basso livello (e sarò anche di basso livello, ma recensore proprio no) introdurrebbe la sua spiegazione dei significati della puntata con un incipit simile al seguente: "E' quello identitario il vero tema portante di questa seconda stagione di ACS, considerata la centralità che viene immediatamente assegnata ad Andrew Cunanan, l'assassino, il quale veste un abito sempre diverso a seconda del contesto sociale in cui si trova: self-confident in alcuni ambiti, passivo e conformista in altri, gay a tratti, timido in famiglia e, infine, sadico in privato."

E sarebbero cazzate. Solo cazzate.
L'unica vera colonna portante, al momento, è l’obiettivo di scatenare in noi spettatori la nostalgia di Baywatch. E sono sicuro che ci riescano, per lo meno a livello inconscio. Sì, anche con chi Baywatch non l'ha mai visto, perché David Hasselhoff e Pamela Anderson non fanno parte dell'immaginario collettivo. Loro sono l'immaginario collettivo.


Siccome oggi a quanto pare, di generare considerazioni sensate non se ne parla, ricapitoliamo gli accadimenti principali: 
- Andrew Cunanan importuna Gianni Versace in un locale, nella maniera più cafona possibile. 
- Gianni ne resta affascinato.
- Gianni gli chiede di uscire.
- I due vanno insieme all'Opera. 
- Passano sette anni.
- Andrew importuna di nuovo Gianni con una maleducazione ancora maggiore, cioè sparandogli in faccia.
- Versace finisce in ospedale.
- Alle 9:21, irritato dalla mediocre cifra stilistica dell'equipe medica che prova a salvarlo, si lascia morire.

A questo punto, le cose si fanno ancora più intriganti. Inizieremo a notare, infatti, come spetti a specialisti di alto profilo condurre le indagini.

Uno degli agenti interroga il fidanzato della vittima, in un breve scambio di battute degno di nota. "Sta cosa che fate di essere un uomo e di fidanzarvi con un altro uomo" -incalza il diplomatico poliziotto- "mi lascia piuttosto perplesso. Comunque, dimmi tennista, Gianni poteva avere dei nemici?"
Gianni's boyfriend, spingendo il caso su un binario tortuoso, risponde esaustivamente: "In realtà il nostro letto accoglieva molti altri maschioni, di cui non conosco i nomi, oltretutto. Ognuno di loro potrebbe rappresentare un sospettato, tanto dell'omicidio quanto di AIDS". Grazie per le dritta.


Non tutte le forze dell’ordine, però, ricorrono ad approcci così morbidi.
L'unità incaricata di scovare l'assassino, ad esempio, organizza e mette in moto una task force di tutto rispetto, sulla base di una pista solidissima. Il reparto speciale è sicuro di aver fatto bingo.
Ahimè, ad accompagnarli abbonda sì la competenza ma non la fortuna e l'unico essere in cui si imbattono è un uomo discutibile avvolto in lenzuola rosa-glamour.
Andrà meglio la prossima volta.

Poco prima era entrata in scena Donatella, che aveva presieduto ad un incontro con un gruppo di azionisti superflui.
Travestita da divano in pelle, la donna aveva comunicato ai presenti che "adesso è tempo di famiglia" rinunciando, oltre ad apparire credibile, a quotare la società in borsa.
Ci sarebbe anche l'altro fratello, Santo, ma la rilevanza che per ora riveste è paragonabile a quella dell'Italia all'interno dell'Unione Europea.

Nella scena finale, vediamo Cunanan compiaciuto dal suo piccolo capolavoro.
D'altro canto, è riuscito a defilarsi dalla scena del delitto e a far inseguire un altro pirla al posto suo.
Per festeggiare come si deve, una volta superato il disappunto per la mancanza di Tuttosport, decide di acquistare tutti i quotidiani possibili: una copia del Daily Herald, una del New York Times, una del Corriere della Sera e una dell'Avvenire, necessaria ad elevare l’asticella del divertimento.

La caccia all'uomo è iniziata: tenetevi forte. (E vestitevi bene)























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