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BLACK MIRROR - Quarta Stagione, Episodio 2



Arkangel

Io ti capisco, Marie.
Temi di non riuscire a proteggere tua figlia Sara? Hai paura per la sua incolumità?
Esatto, spariamole nella tempia un chip di cui non potrà mai più liberarsi.

D’accordo, ho affrontato il discorso in maniera un po' semplicistica e ho anche omesso importanti dettagli.
Ad esempio, va incluso il fatto che in cambio ti danno pure un tablet. Uno di quelli fighi tra l’altro, uno di quelli che quando lo tiri fuori dallo scatolone 10 anni dopo, funziona ancora.
Perché Marie non ha scambiato un’intrusione fisica nella mente della bambina per una sicurezza aggiuntiva. No. Lei ha scambiato un’intrusione fisica nella mente della bambina per una sicurezza aggiuntiva e un tablet. Tutto gratuito. Va detto che così è un affare.

Approfondiamo poi il carattere della scelta in sé.
Sai benissimo che una misura simile, quando la bambina diventerà una ragazza, è destinata a morire per ovvie ragioni. Sai, di conseguenza, che si tratta di un oggetto che ti servirà per sorvegliarla solamente nei primi anni di vita, più che altro per sapere dove si trova. E allora non era sufficiente installare un GPS nell’orsacchiotto con la faccia di Mentana che la bimba si porta a scuola ogni giorno nello zaino?
Certo che no, al GPS manca la webcam in prima persona. E soprattutto il filtro immagini.

E’ il moralistico filtro immagini, alla fine della fiera, l’elemento più interessante dell’episodio, sul quale vale la pena spendere qualche parola in più.
Prima di tutto, analizziamone vantaggi e svantaggi applicati al racconto:
I pro:
- Manterrai intatto per anni il canale di odio che il cane del vicino ha aperto nei tuoi confronti;
- Il compagno di scuola cazzone non potrà fare nulla per obbligarti a vedere i sanguinosi filmati degli omicidi della serie Distretto di Polizia;
- Quando il filtro verrà disattivato e farai sesso per la prima volta, esternerai convincente aggressività grazie ad esortazioni quali “Scopami”, “Più forte” e “Sono la tua Diprè”.
I contro:
- Vedrai per sempre tua madre come una stalker;
- Sviluppi una medievale paranoia per cui ogni tentativo di appropriarti dei biscotti nascosti nella credenza potrebbe significare impiccagione;
- Il compagno di scuola cazzone, depresso dal non poter condividere con te la visione di quei filmati, imboccherà strade buie che lo portano alla carriera da spacciatore;
- Non puoi diventare una tossica in santa pace.

Ma siccome i confini tra bene e male, tra visibile e censurabile, tra eros e thanatos, non possono essere valutati con una lente schematica, e anzi, non possono essere valutati affatto, mi tocca proseguire con la parabola della figlia curiosetta e della madre voyeur.

Marie, dopo essersi resa conto di quanto il dispositivo influisca pericolosamente sulla bambina, che disegna tutto il giorno ritratti sanguinanti del pappagallo dell’Albero Azzurro, si disfa del tablet, ripromettendosi di non utilizzarlo mai più. Lei stessa sa benissimo però che gettare una cianfrusaglia nel classico scatolone della soffitta non equivale a rimuoverla davvero.
Così quando anni dopo, per situazioni di lieve emergenza, riprende in mano il tablet e vede la ragazza coinvolta come parte attiva nel Lapo Game del fidanzato, diventa per lei impossibile reprimere la vocina nella testa che le sussurra che è il momento di dare sfogo alla sua anima gangster.
La donna quindi, una volta ricevuti gli ok di Tony Soprano e Johnny Sack, va a fare visita al giovane spacciatore sul posto di lavoro e lo minaccia di consegnarlo alla polizia, per poi spegnergli una sigaretta in faccia.
L’operazione funziona e il ragazzo accetta: smetterà di frequentare la figlia di Marie.

E’ in questo preciso istante che la linea di demarcazione tra scelte giuste e scelte sbagliate diventa, se possibile, ancora più sottile.

Con buona probabilità, rinunciare alle intimidazioni e dedicarsi alla sola arte del cazziare la figlia (magari fingendo di coglierla sul fatto più avanti) avrebbe dato a Marie frutti migliori. Avrebbe però anche significato tradire il genuino istinto materno che l’ha spinta ad agire in maniera così drastica ed improvvisa, oltre al meno genuino istinto criminale da picciotta insito nella sua persona.
Difficile da chiedere.

Com'era inevitabile, ad un certo punto la situazione degenera.

Sara, che ha ormai 15 anni, scopre di essere stata spiata ancora ed aggredisce la madre coi tipici occhi di chi ha messo la fottuta rabbia sotto contratto.
La ragazza afferra il tablet e, con la “spinta” del filtro immagini attivo, colpisce più volte la genitrice al viso, decretandone quella che sembra essere la sua uccisione.
Ma Marie è una dura, Marie è una della vecchia guardia, e sopravvive senza complicazioni.
Grondante di sangue, si rimette in piedi ed esce di casa per inseguire la ragazza.

Solamente che... Sara non c’è più.
Sara ha spiccato il volo, verso una vita più libera e felice.

Nell'ultima scena, la vediamo salire su un‘auto e col ruotare dell’inquadratura riusciamo ad intravedere la targa del veicolo. La scritta è sfocata, poi le lettere, gradualmente, diventano più chiare: è salita su un F4K3 T4X1.


Fai buon viaggio, piccola mia.

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