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BLACK MIRROR - Quarta Stagione, Episodio 5




Metalhead


Delle persone percorrono una strada, all'interno di un'automobile.

Sono due uomini e una donna, intrappolati in uno stile d'inquadrature frenetico e in un'asfissiante fotografia bianco-nera.
Devono recuperare uno scatolone, basandosi su una sigla scritta sulla mano.

Ora, scopriremo alla fine dell'episodio che lo scatolone su cui indagano contiene solamente delle futili bambole e non dei fondamentali pezzi di ricambio. Ma come possiamo sapere che le bambole non sarebbero state altrettanto proficue? Le bambole, in tempi duri, si sa...

I furboni decidono di dividersi.

Uno di loro, quello bianco (non scassatemi la minchia, è la prima cosa che mi è venuta in mente per identificarlo), tenterà di azionare un furgoncino mentre gli altri due andranno ad impadronirsi dello scatolone, avventurandosi in un cupo edificio.
Solo che qualcosa non quadra.

Dopo aver ispezionato gli scaffali dello stabile infatti, preoccupati da un'eventuale agguato della banda di Enzo Sangue Blu, i due simpatici amici scoprono che c'era qualcun altro ad attenderli.

Si tratta di lui: Happy, il cane di "Settimo Cielo". Che si lancia all'attacco.

A farne subito le spese è il personaggio non-caucasico, che viene inaspettatamente fatto a pezzi.
La donna invece, già qui palese protagonista dell'episodio, riesce ad uscire dall'edificio senza esitazioni (...) e a mettere in moto il suo mezzo di fuga. La segue a ruota Uomo-Bianco, finalmente padrone di un furgone funzionante in seguito a scaltri ed elaborati tentativi di hacking.

Capiranno ben presto che Happy non si fermerà di certo qui, insoddisfatto dal retrogusto della carne della vittima afroamericana. Razzista di un cattolico.

Il breve inseguimento che ne origina è avvincente; White-Dude, troppo lento, viene raggiunto e muore, dimostrando che sul razzismo del cane mi sbagliavo.
Invece Sarah Connor -è così che la chiameremo d'ora in poi- finisce fuori strada, (non) sfatando il cliché per il quale le donne sarebbero disastrose alla guida. Per ora è comunque salva. D'altra parte è la protagonista. Di ben due Terminator.

Iniziamo quindi ad assistere alla sua estenuante lotta per la sopravvivenza. Momento in cui, in tutta sincerità, ho cominciato a tifare per la sua morte.
E' proprio qui però, che veniamo a conoscenza di una verità imbarazzante. Ovvero che quando il governo nord-coreano costruirà una macchina da guerra a quattro zampe, si dimenticherà di addestrarla ad arrampicarsi sugli alberi utilizzandone tre. E pensare che nutrivo stima nello zelo dei progetti di Kim Jong-Un.

In ogni caso la donna, dopo aver contattato via-radio la Resistenza (solo a me sembra che dall'altra parte si fossero rotti le palle di risponderle e che facessero solo finta di non riuscire a comunicare con lei?), raggiunge un'elegantissima villa dove può momentaneamente mettersi in salvo.

Già pervasa da un’atmosfera a dir poco triste, la giornata della donna prende una piega ancora più divertente quando i suoi occhi diventano testimoni di come i proprietari dell’abitazione fossero già “scoppiati di salute” qualche anno prima.
Tuttavia, non si perde d’animo e cerca di farsi coraggio.
Mentre il suo sguardo si perde nelle mura del soggiorno infatti, decide di mettere su un rave.

Abbandonata ogni velleità per mancanza di DJ, ospiti potenziali e di materia prima, o forse perché non è il momento adatto, la nostra Sarah prosegue ad esplorare le stanze e viene premiata col reperimento delle chiavi di un'auto, di un fucile e di un pacchetto vita, come in ogni gioco di ruolo che si rispetti.
Dentro di lei lo sa, che Happy sta arrivando.
E lo sappiamo pure noi, vista la continuità con cui il regista ci fa immergere nel punto di vista visivo del segugio, chiaramente guidato dalla luce di Dio.

Il momento arriva e lo scontro tra i due è così epocale che non ho la benché minima voglia di descriverlo.
L'epilogo è privo di vincitori: lui resta ucciso, mentre lei… lei possiamo limitarci a dire che con quella ferita si riprenderebbe solo su The Walking Dead.

Se c'è una cosa che ho imparato dal vedermi raffigurato un futuro apocalittico governato da cagnetti cibernetici potenti, inesorabili ma insulsi, è la seguente:
Il walkie-talkie si usa solo quando strettamente necessario. Non per le cazzate.

Ho inoltre appreso che, quasi dimenticavo, siamo nel 2018 e i personaggi di colore sono ancora quelli che muoiono per primi.

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