USS Callister
Ora, per quanto ci si possa mantenere infantili anche raggiunti i quarant'anni, che un uomo si crei un universo da videogame dove può scegliersi le colleghe di lavoro più “dotate” e decida di lasciare tutti i corpi asessuati, non ci credo neanche sotto tortura.
Fatta questa doverosa premessa, e posti bassissimi standard di contenuto, "USS Callister" è la storia di quello che secondo i più banali stereotipi USA possiamo etichettare come "perdente".
Sottomesso, remissivo, introverso, impacciato, brutto, sovrappeso, con gli occhiali. No, non parlo di Adinolfi. Parlo di Robert Callister, il nostro protagonista, impersonato dall'attore che alcuni tra noi ricorderanno sicuramente per aver interpretato un uomo a cui non stavano simpaticissimi i bambini in motocicletta, in un'altra serie-tv.
Ci troviamo a sorpresa (...) in un futuro imprecisato, in cui Robert è uno stimatissimo ingegnere software, artefice di un videogioco di avanzata simulazione virtuale chiamato "Infinity", dove puoi comandare la tua navicella spaziale all'interno di un micro-cosmo procedurale o, in alternativa, puoi investire i pedoni in maniere più splatter possibile per fare punti e vincere gare automobilistiche. A te la scelta.
E' stato lui a creare il gioco, è co-fondatore della società che l'ha prodotto, ma a lavoro viene trattato a pesci in faccia da tutti, specialmente dal suo contraltare "vincente" James Walton.
A Robert sta bene così, un po' perché considera la giornata lavorativa solamente un fastidioso ostacolo verso il ritorno a casa e un po' perché prima o poi irromperà nell’edificio armato di mitragliatrice pesante e vorrò proprio vedere se il problema continua ad essere che “è uno che fissa”.
Ai suoi rientri casalinghi serali lo attendono puntualmente una pizza da ordinare e una versione modificata di Infinity da giocare nella quale, attraverso uno strano marchingegno, può servirsi del DNA dei suoi colleghi per disporre di loro come personaggi nel gioco stesso. Sono alcuni di essi infatti a comporre l'equipaggio della "USS Callister", navicella di cui lui è comandante.
Vista l'imprevedibilità delle sue perversioni, non ho la minima intenzione di sapere quale modalità abbia scelto di preciso per introdurre il proprio DNA nel videogame.
La più recente new-entry del team Callister è (virtual-) Nanette, ultima arrivata nell’azienda. Si tratta di una programmatrice esteticamente apprezzabile, innamorata della maniera in cui Robert “scrive codice”. Per un attimo lui ci aveva fatto un pensierino, ma tanto a fare il marpione con la ragazza era arrivato subito James, coi suoi squallidi trucchetti alla Danny Zuko.
Vista l'imprevedibilità delle sue perversioni, non ho la minima intenzione di sapere quale modalità abbia scelto di preciso per introdurre il proprio DNA nel videogame.
La più recente new-entry del team Callister è (virtual-) Nanette, ultima arrivata nell’azienda. Si tratta di una programmatrice esteticamente apprezzabile, innamorata della maniera in cui Robert “scrive codice”. Per un attimo lui ci aveva fatto un pensierino, ma tanto a fare il marpione con la ragazza era arrivato subito James, coi suoi squallidi trucchetti alla Danny Zuko.
Voci di corridoio inoltre, danno Rizzo con una pagnotta nel forno.
Facciamo chiarezza. La USS Callister è ora composta da: v-Robert, v-James, v-Nanette e altri inutili personaggi dell'ufficio che nemmeno vi nomino, tanto contano solo loro tre.
Scontato dire che le missioni che il nostro genietto ha strutturato sono fatte apposta per vincere facile (faccio una fatica immane a pensare ad un’esistenza peggiore di quella dell’antagonista Waldack, se si esclude quella di Adinolfi) ed elevarlo ogni volta a salvatore della galassia. A gratificarlo, ci penseranno le donne dell'equipaggio con dei baci senza lingua e la possibilità di trattare virtual-James come feccia. Per inciso, trovo la seconda ricompensa di gran lunga più sensuale della prima.
L'arrivo di virtual-Nanette però, pregna di spirito di leadership e di foto da meretrice, ribalta le carte in tavola.
La donna prima proverà, con scarsi risultati, a ribellarsi a Robert da sola, poi riuscirà a coinvolgere l'intera crew, guidandola in elaborati tentativi di fuga dall'universo nel quale lei e compagni sono imprigionati, per liberarsi dalla morsa del dispotico comandante.
Come successo in passato, Black Mirror effettua un ardito salto in avanti e sembra chiederci: "Se le entità virtuali diventassero così evolute da essere esatte repliche degli esseri umani, dovremmo iniziare a considerarle nostre pari?".
A mio parere, è un pò come chiedersi se Adinolfi un giorno dimagrirà. Voglio dire, può anche succedere, ma è così improbabile che vivere in funzione della possibilità che ciò accada, non ha senso. Riserviamo le nostre energie filosofiche per altre domande, per interrogativi più tangibili. Ad esempio "Se una donna di un videogioco ti chiedesse di sposarti, accetteresti?". Anche perché in Giappone hanno già deciso come orientarsi.
Tornando a noi, virtual-Nanette sbroglia la matassa ingannando Robert con una pizza ordinata a tradimento e rende complice real-Nanette spingendola a sottrarre dal frigo del malintenzionato le fonti dei DNA, specialmente il lecca-lecca con cui l’uomo aveva inserito nel videogame il figlio di James e con cui minacciava, appunto, virtual-James.
Da sottolineare, in questi drammatici passaggi, l’eleganza con cui Robert nega la mancia al fattorino.
La USS Callister riesce a fuggire dal perverso comandante e si dirige verso un buco nero, originatosi a causa di un aggiornamento auto-installante, al cui impatto dovrebbe semplicemente dissolversi.
Accade tuttavia qualcosa di diverso.
Una volta attraversato il black-hole l’equipaggio si rigenera in un altro universo, con la differenza che ora la navicella è di proprietà dei fuggitivi (adesso comanderà Nanette, che dall’egocentrismo che sprigiona non mi stupirei se diventasse molto più tiranna del comandante precedente, quindi che cazzo festeggiate?) e che, rispetto a prima, si trova online.
Robert è nel frattempo rimasto bloccato nella sua stessa galassia procedurale. Come se non bastasse, nel mondo reale non può più risvegliarsi perché i comandi vocali hanno smesso di rispondere in seguito all’aggiornamento. E, cosa ancora più grave, non ci vengono mostrate integralmente le foto da porca di Nanette.
Cosa insegna questa storia? Sì, lo so che vorreste parlare di Adinolfi anche qui, ma avete rotto le scatole con sta cosa di chiamarlo in causa ogni cinque righe. Che vi ha fatto?
Facciamo chiarezza. La USS Callister è ora composta da: v-Robert, v-James, v-Nanette e altri inutili personaggi dell'ufficio che nemmeno vi nomino, tanto contano solo loro tre.
Scontato dire che le missioni che il nostro genietto ha strutturato sono fatte apposta per vincere facile (faccio una fatica immane a pensare ad un’esistenza peggiore di quella dell’antagonista Waldack, se si esclude quella di Adinolfi) ed elevarlo ogni volta a salvatore della galassia. A gratificarlo, ci penseranno le donne dell'equipaggio con dei baci senza lingua e la possibilità di trattare virtual-James come feccia. Per inciso, trovo la seconda ricompensa di gran lunga più sensuale della prima.
L'arrivo di virtual-Nanette però, pregna di spirito di leadership e di foto da meretrice, ribalta le carte in tavola.
La donna prima proverà, con scarsi risultati, a ribellarsi a Robert da sola, poi riuscirà a coinvolgere l'intera crew, guidandola in elaborati tentativi di fuga dall'universo nel quale lei e compagni sono imprigionati, per liberarsi dalla morsa del dispotico comandante.
Come successo in passato, Black Mirror effettua un ardito salto in avanti e sembra chiederci: "Se le entità virtuali diventassero così evolute da essere esatte repliche degli esseri umani, dovremmo iniziare a considerarle nostre pari?".
A mio parere, è un pò come chiedersi se Adinolfi un giorno dimagrirà. Voglio dire, può anche succedere, ma è così improbabile che vivere in funzione della possibilità che ciò accada, non ha senso. Riserviamo le nostre energie filosofiche per altre domande, per interrogativi più tangibili. Ad esempio "Se una donna di un videogioco ti chiedesse di sposarti, accetteresti?". Anche perché in Giappone hanno già deciso come orientarsi.
Tornando a noi, virtual-Nanette sbroglia la matassa ingannando Robert con una pizza ordinata a tradimento e rende complice real-Nanette spingendola a sottrarre dal frigo del malintenzionato le fonti dei DNA, specialmente il lecca-lecca con cui l’uomo aveva inserito nel videogame il figlio di James e con cui minacciava, appunto, virtual-James.
Da sottolineare, in questi drammatici passaggi, l’eleganza con cui Robert nega la mancia al fattorino.
La USS Callister riesce a fuggire dal perverso comandante e si dirige verso un buco nero, originatosi a causa di un aggiornamento auto-installante, al cui impatto dovrebbe semplicemente dissolversi.
Accade tuttavia qualcosa di diverso.
Una volta attraversato il black-hole l’equipaggio si rigenera in un altro universo, con la differenza che ora la navicella è di proprietà dei fuggitivi (adesso comanderà Nanette, che dall’egocentrismo che sprigiona non mi stupirei se diventasse molto più tiranna del comandante precedente, quindi che cazzo festeggiate?) e che, rispetto a prima, si trova online.
Robert è nel frattempo rimasto bloccato nella sua stessa galassia procedurale. Come se non bastasse, nel mondo reale non può più risvegliarsi perché i comandi vocali hanno smesso di rispondere in seguito all’aggiornamento. E, cosa ancora più grave, non ci vengono mostrate integralmente le foto da porca di Nanette.
Cosa insegna questa storia? Sì, lo so che vorreste parlare di Adinolfi anche qui, ma avete rotto le scatole con sta cosa di chiamarlo in causa ogni cinque righe. Che vi ha fatto?
La storia ha un messaggio ben preciso: Se dovesse capitarvi di venire maltrattati sul posto di lavoro, o in altri ambiti della vostra vita, non indugiate. Non perdete tempo a chiudervi in voi stessi. Al contrario, reagite al più presto e nella maniera più dura possibile.
Mal che vada, potrete rifarvi sul fattorino.
Mal che vada, potrete rifarvi sul fattorino.
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