Passa ai contenuti principali

AMERICAN CRIME STORY (L'assassinio di Gianni Versace) - Episodio 2


Manhunt

Diciamo che siete Gianni Versace e che avete una malattia potenzialmente grave. Andate a fare delle analisi e, poco dopo, vi mettete a parlare con la dottoressa. La dottoressa, per quanto disincantata e composta possa essere diventata nel corso degli anni in cui ha esercitato, sicuramente del sincero dispiacere per la vostra situazione lo starà provando. Non è tanto; è impersonale, distante, flebile, ma il sentimento c'è.
Ciò considerato, vi sembra proprio proprio necessario intristirla anche con la storia della morte della vostra sorellina in tenera età? Tanto vale, a questo punto, tentare di convincerla che la vita in generale ha un  significato vacuo e che, tramite il suo lavoro, non sta "salvando persone" ma al massimo "prolungando futili esistenze". E poi, perché no, dalle il colpo di grazia: dille che si veste male.
Insomma, Gianni, esprimere te stesso alle sfilate è un conto, ma all'ospedale serviva proprio?

E a casa Versace, non è che si respiri un'aria meno pesante.
Sua sorella e il suo ragazzo litigano ogni dannato giorno. La misura è colma e le frecciate della donna verso Ricky Martin si fanno sempre più violente.
Donatella è stufa di come i due abbiano trasformato l'abitazione nel set di un film porno senza fine, invece di mettere su famiglia (?). Lui, d'altro canto, è stufo di constatare la bassa qualità con cui lei viene interpretata da Penelope Cruz. E lo capisco.

Ora, ditemi se ho ben compreso come si è svolta la sfilata: Donatella aveva fatto promettere a Gianni di provare nuove modelle, Gianni si accorge che quelle modelle sono tutte delle anoressiche in preda all'apatia (ne esistono di diverso tipo?), così intrattiene Donatella con un discorsetto atto a sottolineare che lui riesce ancora a rinnovarsi come artista attraverso l'entusiasmo per la quotidianità e tutto si risolve di colpo a tarallucci e vino? Mah.

C'era però un furbetto, nel 1997, che continuava a scorrazzare in giro con maglia gialla ed aria arrogante. E' con questa vincente combinazione che Jan Ullrich trionfava al Tour de France di quell'anno ed è anche la maniera in cui Andrew Cunanan dava seguito alla sua vita da fuggitivo.

Vediamo infatti lo sfuggente Andrew passeggiare sulle strade di Miami Beach, per poi fermarsi e presentarsi alla reception di un motel. Lì, ha a che fare con un'affabile signora anziana che prima di dargli una stanza controlla sul muro le foto segnaletiche dei criminali ricercati dall'FBI: le facce che scorrono sono quelle di Totò Riina, Licio Gelli e Francesco Salvi. Quella di Andrew Cunanan non compare. "Viso Rassicurante" può perciò stabilirsi nel motel senza incontrare ostacoli. Anzi, grazie alla sua parlantina vivace riesce pure ad ottenere una stanza con vista sulla spiaggia, nonché sui trafficanti.

Tutto molto bello, ma da soli è una tale noia... Così, una sera, scende in strada per incontrare ggente. Casualmente, la prima persona con cui interagisce ha un fare vagamente losco ed effeminato. 
Si tratta di Ronnie, un uomo in perfetta salute (se si esclude l'AIDS) e privo di vizi (se si escludono le droghe pesanti). L'intesa che sboccia tra i due raggiunge subito livelli commuoventi: passano il tempo insieme, si divertono con istruttivi giochi da tavolo, conversano di filosofia e sperimentano nuove tecniche di pittura.
Dopo 48 ore, decidono che non si rivedranno mai più.

D'accordo: alcuni ritagli di tempo li impiegavano a fumare crack e a prostituirsi. Ma questo non significa nulla, perché lo facevano col sorriso. E quando nella vita fai qualcosa col sorriso, vuol dire che ne è valsa la pena.

Conclusa questa preziosa avventura, Andrew prosegue il suo viaggio spirituale e può adesso concentrarsi sul progetto del mese.
Con soli quattro omicidi all'attivo, è arrivato il tempo di aggiungere una tacca.

In un intermezzo, abbiamo anche margine per venire brevemente risucchiati all'interno del razionale mondo delle forze dell'ordine USA, di cui, in pochi attimi, riusciamo ad intuire la scala di priorità. 
Nei dipartimenti statunitensi degli anni 90, stando a quanto documentato, l'oculata gestione dell'inchiostro per i volantini meritava molta più attenzione rispetto al reperimento dei killer in libertà. Immagino fosse un modo di tagliare la spesa pubblica.

Ma nei pressi dei gay-club della Miami notturna, in quel maledetto 1997, accadevano cose tenerissime:
Antonio chiede a Gianni di sposarlo. Gianni, che in quel momento indossa dei portoni rinascimentali come camicia, sembrerebbe accettare. I due sanno che sarà un percorso difficile, la verità, però, è che non lo fanno per loro stessi. Il reale motivo è che sono disposti a tutto pur di togliere a Donatella quella scopa in culo dalla faccia.
Quel che non sanno, è che Andrew è in agguato. E li sta pedinando, passo dopo passo.
E' arrivato fino alla discoteca e, nonostante porti con sé un'espressione da degenerato e uno zaino che potrebbe contenere fiumi di criminalità, il buttafuori decide di farlo entrare.

L'uomo entra nel locale, accolto dagli sguardi diffidenti di comparse che potrebbero benissimo far parte di "The Lady" (chi non sa di cosa parlo cerchi su youtube "Elevata, vorrei agguantarla").
Fa il suo ingresso in pista e inizia a interloquire con una possibile preda.

E' qui che ci scontriamo, di nuovo, con l'interrogativo principe di questa serie-tv, ovvero quello sull'identità: "Chi è davvero Andrew Cunanan?" -e soprattutto- "Perché non la smette di sudare?".












  





Commenti

Post popolari in questo blog

BLACK MIRROR - Quarta Stagione, Episodio 5

Metalhead Delle persone percorrono una strada, all'interno di un'automobile. Sono due uomini e una donna, intrappolati in uno stile d'inquadrature frenetico e in un'asfissiante fotografia bianco-nera. Devono recuperare uno scatolone, basandosi su una sigla scritta sulla mano. Ora, scopriremo alla fine dell'episodio che lo scatolone su cui indagano contiene solamente delle futili bambole e non dei fondamentali pezzi di ricambio. Ma come possiamo sapere che le bambole non sarebbero state altrettanto proficue? Le bambole, in tempi duri, si sa... I furboni decidono di dividersi. Uno di loro, quello bianco (non scassatemi la minchia, è la prima cosa che mi è venuta in mente per identificarlo), tenterà di azionare un furgoncino mentre gli altri due andranno ad impadronirsi dello scatolone, avventurandosi in un cupo edificio. Solo che qualcosa non quadra. Dopo aver ispezionato gli scaffali dello stabile infatti, preoccupati da un'eventuale agguato de...

BLACK MIRROR - Quarta Stagione, Episodio 2

Arkangel Io ti capisco, Marie. Temi di non riuscire a proteggere tua figlia Sara? Hai paura per la sua incolumità? Esatto, spariamole nella tempia un chip di cui non potrà mai più liberarsi. D’accordo, ho affrontato il discorso in maniera un po' semplicistica e ho anche omesso importanti dettagli. Ad esempio, va incluso il fatto che in cambio ti danno pure un tablet. Uno di quelli fighi tra l’altro, uno di quelli che quando lo tiri fuori dallo scatolone 10 anni dopo, funziona ancora. Perché Marie non ha scambiato un’intrusione fisica nella mente della bambina per una sicurezza aggiuntiva. No. Lei ha scambiato un’intrusione fisica nella mente della bambina per una sicurezza aggiuntiva e un tablet. Tutto gratuito. Va detto che così è un affare. Approfondiamo poi il carattere della scelta in sé. Sai benissimo che una misura simile, quando la bambina diventerà una ragazza, è destinata a morire per ovvie ragioni. Sai, di conseguenza, che si tratta di un oggetto che ti ser...

AMERICAN CRIME STORY (L'assassinio di Gianni Versace) - Episodio 1

The Man Who Whould Be Vogue So benissimo quel che vi è rimasto scolpito nella testa. A me non la fate. Sono perfettamente conscio del fatto che dell'omicidio, del killer, degli aneddoti calabresi, del persistente sole e della strabordante omosessualità di Miami beach, almeno per ora, ve ne importi meno di zero. Il punto qui è uno e uno soltanto. Lo so io, lo sapete voi: si tratta della pronuncia di Donatella Versace, ossia di Penelope Cruz. Che qualcuno riesca a sopportarla, posso anche crederci. Ma che dopo aver terminato la visione, quella specie di accento non si sia infilato nella vostra mente come una zanzara assertiva, questo mai. Ora, logica suggerirebbe di andare a reperire filmati della vera Donatella Versace, per verificare come parla in realtà e quindi comparare le due parti in causa. Facendolo, c'è un'alta probabilità che finirei per dare vita a pensieri come "Beh, ora capisco perché Penelope Cruz distorce la parlata in questo modo, ha studiato il cal...