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BLACK MIRROR - Quarta Stagione, Episodio 3



Crocodile


Partiamo dalla fine. Ammetto di aver provato un certo sgomento quando ho scoperto che il Rammentatore funziona anche sugli animali. Voglio dire, avete la minima idea di cosa si potrebbe trovare nella memoria visiva delle mie galline se si andasse ad analizzarla? E’ che mi sentivo solo. Per fortuna è fantascienza.


Continuando il viaggio della puntata a ritroso, devo dire che mi sarei comportato più o meno come la protagonista Mia e che la assolvo quasi completamente. Andiamo per ordine.
Ha ucciso il neonato (d'accordo, beffa, era cieco, ma onestamente a chi sarebbe venuto in mente?) che, va detto, poteva benissimo farsi i fatti suoi, invece di mettere il naso in affari che non lo riguardavano.
E ha sistemato il ragazzo dell'assicuratrice, altra mossa indispensabile, legittima.
Quel che posso rimproverare alla nostra Eminem, a tal proposito, è l’aver impedito a quel povero disgraziato di finire il bagno caldo.
E' da persone orrende giocare a fare Dio in questa maniera. Chi sei tu per interrompere il bagno di qualcuno? Lo so cos'ha pensato. "Ora lo uccido in vasca così risparmio tempo a pulire: la maggior parte del sangue viene risucchiato con l'acqua e ho un lavandino proprio qui accanto per tutto il resto, meglio di così?". Comodità, ok. Ma come la mettiamo con l'etica?
Assassinarlo in soggiorno sarebbe stato di ben altro stile.

Sull'assicuratrice credo non ci sia bisogno di dire nulla perché, siamo seri, era la classica ragazzina dal modo di fare umile ed accattivante che ogni psicopatico quantomeno rispettabile non potrebbe minimamente sopportare. Il fatto che avesse estratto da Mia quei ricordi compromettenti è un dettaglio più insignificante di quanto possiate pensare. Sarebbe finita male lo stesso.
Che poi, diciamocela tutta: presentarsi a casa di estranei con una macchina che assomiglia a quelle che negli anni 60 si usavano per le terapie elettroshock e dar in mano ad ognuno di loro una bottiglia che puoi solo annusare, vi sembra un approccio amichevole?

Faccio molta fatica invece ad empatizzare con l’ex della protagonista.

Nella prima parte della tua vita ti droghi, bevi, investi un ciclista, ne nascondi il corpo, spingi una povera cerbiatta spaesata ad essere tua complice (e devi solo ringraziare che non ne sia rimasta affatto danneggiata mentalmente, un vero miracolo) e anni dopo te ne esci fuori che vuoi tornare sui tuoi passi solamente perché puoi esibire la spilletta "9 mesi sobrio"?
Ma vai a cagare.


Lo so cosa vi frulla in testa, a questo punto. Ora pensate che la mia sia una mente malata, che io sia come quella spietata serial killer, vero?
Ed è qui che vi sbagliate. Perché io una bussola morale la possiedo.

Le motivazioni per cui io e lei avremmo ucciso quel debole alcolista non-anonimo differiscono diametralmente.

Mentre lei l'ha fatto per salvare la sua vita agiata, per non rinunciare alla famiglia e per evitare la prigione, insomma, per pararsi il culo, io l'avrei fatto per ragioni nettamente più nobili.
Ossia che chi rinnega l'alcol non merita alcuna pietà.

Dico male?

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